Baustelle La moda del lento
2003 - Mimo/Venus
I Baustelle sono dei perfezionisti, non lasciano nulla al caso: le parole, il packaging, il sito, i video, l’abbigliamento (così squisitamente seventies). È un immaginario, che non si limita alla componente musicale. Con “Sussidiario illustrato della giovinezza” avevano portato una ventata di novità decisa nel panorama cosiddetto “indipendente”. Suoni retrò, una serie di richiami a gruppi inglesi di metà anni novanta e a colonne sonore di film, e soprattutto pezzi come “La canzone del riformatorio”, “Le vacanze dell’83” e “Gomma”, entrati stabilmente in molti lettori e in qualche dance hall.
Il secondo episodio della loro finora breve carriera è uscito a quasi tre anni di distanza: “La moda del Lento” è composto dadodici tracce più una ghost track e da testi, copertina, libretto, poster interno degni del primo episodio.
Le danze sono però rimandate, perchè nell’iniziale “Cin Cin” le voci di Francesco e Rachele portano all’interno del disco con una melodia rilassante, ipnotica e un testo sognante. Sembrerebbe l’ultima canzone di un album, di quelle che lasciano rilassati sul letto, a pregustare l’arrivo del sonno. E invece i Baustelle ci portano nella loro “discoteca sulle stelle” con “Arriva lo ye-yé”, potente quanto basta per far venire voglia di ballare. Poi “La canzone di Alain Delon”, che si affianca a quelli che sono già i “classici” del gruppo, e “Love affair”, il primo singolo.
Con un ritornello da incorniciare, “La settimana bianca” fa coppia con “Réclame”, dove ci sono le tastiere e i coretti più “ottanta” che i Baustelle abbiano mai usato.
Non è un’esagerazione affermare che la title-track è invece l’episodio più bello che i Baustelle abbiano scritto, anche perché siamo di fronte a uno dei pochi gruppi per cui è logico parlare di “bellezza”, essendo il concetto parte dell’estetica della band. I suoi cambi di ritmo sono ideali per un set live e, pur essendo l’unico caso del disco, il debito verso i Pulp è ancora palese, senza nulla togliere alla grandezza del pezzo.
In “Arrivederci” le due voci, come avevano fatto all’inizio, portano fuori dall’album. Ma anche stavolta non è proprio così, visto che c’è una ghost-track che non aggiunge comunque nulla ad un cd già completo.
“La moda del lento” è un lavoro, che seduce e affascina, in cui si può trovare molto: pezzi lenti, veloci, potenti, ma anche ballate, canzoni splendide. Rispetto all’esordio c’è una maggiore organicità, che investe di un ulteriore interesse il futuro dei Baustelle: dove andranno, quale direzione prenderanno, se e dove saranno portati da un mercato musicale mai così ottuso. E soprattutto se riusciranno a farci sentire ancora tappezzeria anni ‘60 o un Le Corbusier durante i loro concerti!