
Elliott Murphy Never say never
2005 - LAST CALL RECORDS
Ecco allora che questo cd si presenta come il meglio degli ultimi dieci anni, dal 1995 al 2005, tentando di presentare quella che Murphy stessa chiama la terza fase della sua carriera, quella segnata dalla collaborazione con Olivier Durand.
Anche così però la raccolta non si può dire esaustiva: si potrebbe discutere a lungo sui brani rimasti esclusi, sulle cover tralasciate o addirittura su un disco intero, come “La terre comune”, qua del tutto trascurato.
Meglio quindi prendere l’album per quello che è e non per quello che avrebbe potuto essere. Ci sono quattro inediti di buona fattura, come sempre quando di tratta di Elliott Murphy, e c’è un dvd ricco di testi, immagini, cinque brani dal vivo e un paio di video.
Il cd è aperto dalla title-track, un brano che è già un ottimo esempio di come le chitarre di Durand sposino bene la tensione compositiva di Murphy: proprio questo ha permesso a Elliott di ritrovare negli ultimi anni una nuova vena, capace di rispolverare il suo folk-rock con un piglio in grado ancora di lasciare il segno.
Ne sono prova “Come on Louann” e “Green river”, la prima costruita su una semplicità degna dei grandi, e la seconda sul tiro delle chitarre che rimarcano la forza comunicativa del pezzo.
Grazie anche ad un paio di pezzi che mescolano il folk con un beat più fresco come “A little push” e “Hard core”, il disco suona piacevolmente equilibrato: ha il pregio di non sembrare una raccolta antologica che salta qua e là. Possiede un omogeneità, un equilibrio, insomma quella misura che Murphy ha coltivato negli ultimi anni con Durand. Basta sentire il lavoro delle chitarre profonde e melodiche in “Tell me” oppure il modo in cui elettriche e acustiche vengono dosate nel soul di “Long time coming”: anche i pezzi più lunghi (ce ne sono un paio che passano i sette e i dieci minuti) godono di questa atmosfera calibrata, in cui la voce di Murphy si cala alla perfezione con il suo parlato narrativo.
Chiude il cd “Everything I do”, in duetto con Bruce Springsteen, a ricordare il legame tra i due e a dare prova della stima e dell’intensità di cui godono le canzoni di Murphy. Quello di cui soffre “Never say never” è l’assenza di qualche chicca assoluta: il dvd poteva essere sfruttato meglio con una qualità di ripresa più professionale sui pezzi live.
Alla fine è un disco strano, perché, nonostante quello che manca, vi si può riconoscere tutto l’Elliott Murphy degli ultimi anni.
Comunque, se come ci ha rivelato lo stesso Elliott, il prossimo sarà un disco blues, c’è da aspettarsi un’altra decade di buone canzoni.