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interviste
Elliott Murphy Mai dire mai
Abbiamo incontrato Elliott Murphy all'Auditorium di Bergamo, prima di un suo concerto con Graziano Romani. L'occasione è stata propizia per una chiacchierata che è partita dagli anni Settanta per arrivare ai giorni nostri. Ve ne proponiamo la prima parte. |
Mescalina:
Prima di tutto volevo ringraziarti per
la tua musica: sai, ho cominciato a seguirti quando avevo dodici anni
… |
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Mescalina: Ma è stato difficile portare avanti la tua carriera in un periodo in cui la musica e soprattutto il music business stavano andando in tutt'altra direzione? Elliott Murphy: Guarda, io sono sempre riuscito a ritagliarmi un ruolo mio. Negli anni Settanta ho fatto tre o quattro dischi con una major e sono stato parecchio in tour in America, poi negli anni Ottanta ho cominciato a suonare di più in Europa e sono diventato un artista indipendente … e negli anni Novanta, diciamo più o meno a metà degli anni Novanta, ho cominciato a lavorare con Olivier Durand e abbiamo questa collaborazione che mi dà molta soddisfazione, anche quando suoniamo con la band, e adesso, grazie ad internet, abbiamo un buon numero di fans che ci seguono con attenzione e sono interessati a quello che facciamo. La verità è che il mondo della musica ha sempre avuto i suoi alti e bassi, ma sembra proprio che questo non abbia mai contato molto per me. Sono sempre riuscito a cavarmela più che bene. Mescalina: Allora "Never say never" ("Mai dire mai", NDR) è un titolo che ti sta a pennello … Elliott Murphy: Sì. E guarda, ti dirò una cosa: mi ricordo nel 1978, quando la Columbia mi ha scaricato, qualcuno è venuto a dirmi "Tu non farai mai un altro disco"! E io ne ho fatti ventidue! Quindi "Mai dire mai"! Mescalina: E non hai fatto solo dischi, ma hai anche romanzi e racconti … Elliott Murphy: Sì, ho sempre scritto e ho sempre avuto l'ispirazione, l'ambizione di essere uno scrittore e anche un giornalista … ho fatto anche un po' di giornalismo e ho scritto le note per un disco dei Velvet Underground, ancora prima di registrare il mio primo album. All'epoca ero molto influenzato Francis Scott Fitzgerald, Jack Kerouac e Henry Miller e soprattutto quegli scrittori che sono venuti a vivere in Europa e poi in effetti è stato come se io avessi seguito la loro strada … sai, la maggior parte dei musicisti rock'n'roll, quando riescono a sfondare, la prima cosa che fanno è comprarsi una grossa casa nel loro paese: è quello che ha fatto Elvis ed è quello che ha fatto anche Bruce, ma non io. Io volevo davvero andarmene dall'America per seguire quegli scrittori … Mescalina: È appena uscito un tuo libro, no? Elliott Murphy: Sì, è uscito adesso qui in Italia, si intitola "Note al caffè": è una raccolta di racconti che hanno in comune il tema del Cafè … Mescalina: E invece il romanzo "Cold and electric"? Elliott Murphy: Quello è uscito all'inizio degli anni Ottanta, ma non è ancora stato pubblicato in Italia. Spero di riuscirci presto… Mescalina: Ma stai ancora scrivendo come giornalista? Elliott Murphy: Ogni tanto mi capita di fare qualcosa, magari mi chiedono di scrivere di Parigi o qualcosa del genere … sai, quando mi sono trasferito a Parigi, c'era la versione francese di Rolling Stone e io avevo a disposizione una rubrica che si chiamava "Un Americano a Parigi" e ci ho scritto per circa sei mesi … così ogni tanto mi chiedono ancora di farlo! Continua... |