The Smashing Pumpkins Aghori Mhori Mei
2024 - Martha`s Music, Thirty Tigers
#The Smashing Pumpkins #Rock Internazionale#Alternative #The Smashing Pumpkins #Billy Corgan #Alternative rock
Qualche indizio lasciava presagire una serie di sessioni in studio durante le varie apparizioni pubbliche a supporto del monolite Atum: A Rock Opera in Three Acts, parte ultima delle tre a chiusura e raggruppamento dell’opera nel 2023. Aghori Mhori Mei arriva senza troppa pubblicità, senza eccessive fughe di notizie e riporta l’orologio biologico della band e i suoi fan agli anni novanta, soprattutto in rapporto agli ultimi non brillantissimi (eufemismo) rilasci, nonostante il formato al momento esclusivamente digitale. Uscirà in seguito il supporto fisico.
Innanzitutto si distingue rispetto dal recente passato per la sua durata, normale, dolce, dieci tracce per quarantacinque minuti che riportano i Pumpkins sulla terra. Un gradito ritorno alle origini del loro sound, un lavoro niente male che per una volta non fa storcere il naso e ravviva nella memoria i momenti epici della band, Siamese Dream (1993) o Mellon Collie (1995). Niente di avveniristico, fantascientifico, Billy si toglie il mantello da megalomane dell’ultimo lasso di carriera e confeziona oltre che produrre, probabilmente il miglior disco del nuovo millennio a marchio The Smashing Pumpkins con Who Goes There quale brano più rappresentivo di tale svolta vintage, canzone che taglia e riavvia quel suono davvero unico, colonna sonora di un contesto ben preciso.
Aghori Mhori Mei è davvero un album potente, energico, con alcuni momenti salienti pregni di rock, alternative rock, un passaggio a suo modo sperimentale, piuttosto che accomodante, un’intrigante dichiarazione artistica, una gratifica per coloro che amano tutte le diffenti ere della band, un lavoro che auspica un futuro ancora splendente e fulgido per la band di Chicago.