Giacomo Lariccia Dieci
2023 - Produzioni dal basso
DIECI è il titolo del mio nuovo album: 18 canzoni e una traccia fantasma.
DIECI è una festa lunga 4 mesi per condividere con voi lo stupore e la bellezza che la musica
trasmette.
DIECI è l'Italia che passa per Bruxelles.
DIECI è lo spazio per ripartire di nuovo.
Così Giacomo Lariccia, il cantautore romano di nascita, ma ormai cittadino di Bruxelles (e del mondo) definisce Dieci, il nuovo lavoro, che celebra appunto il primo decennale di un percorso coerente, appassionato e sensibile ai mutamenti della società in questi anni, non perdendo di vista la propria identità, ma aprendosi a collaborazioni, suggestioni e intrecci musicali e culturali.
Ascoltando le diciotto tracce del disco (più una fantasma...), appare evidente il filo che le collega insieme, pur nella loro poliedricità e nella distanza temporale e spaziale: la volontà, da parte di Lariccia, di comunicare il suo mondo, di costruire un dialogo a distanza con artisti suoi conterranei, che hanno trovato la loro dimensione anche fuori dall'Italia, per trasmettere al pubblico un segno riconoscibile di qualità e intensità, l'Italia della vera eccellenza.
Non è un caso che al disco, come a una festa, partecipi il meglio della musica italiana di autore, da Petra Mangoni e Ferruccio Spinetti (Musica Nuda) a Peppe Voltarelli, da Erica Boschero a Finaz della BandabardoÌ€ e Alessandro Gwis, ma vengano ospitati anche artisti meno conosciuti, come il percussionista senegalese HonoreÌ Kauadio, o Ange e Silvye Nawasadio, cantanti congolesi. Basti ascoltare Ci penserà il tempo, il singolo con Musica Nuda: il piano, le voci che si intrecciano e che valorizzano il poetico testo, l'atmosfera delicata e soffusa, creano un'alchimia efficace e delicata insieme, esaltata da un arrangiamento curatissimo.
I brani di dieci anni fa (e più) riacquistano uno smalto nuovo, fresco: ascoltiamo ad esempio L'attendente Cancione in bicicletta, che, con un fingerpicking lieve, a cui fa da controcanto lo spoken word di Peppe Voltarelli, racconta la fuga di un attendente verso Sud subito dopo l’8 settembre. Le voci fuori campo, il fischiettio di chi si sente finalmente libero, gli uccellini che cantano, comunicano un senso di libertà che si sposta dal disco al nostro cuore. L'impegno sociale è sempre stato una costante di Lariccia, e ne è una conferma la toccante reinterpretazione dell'inno non violento Le déserteur, scritto da Boris Vian per la guerra in Indocina, e qui dedicato alla guerra in Ucraina, con Erica Boschiero, e di Francesco Fry Moneti., violinista dei Modena City Ramblers.
Ancora, non dimentichiamo i suoni del disco, che restituiscono efficacia al complesso del lavoro; Sempre avanti, forse uno dei brani più conosciuti di Lariccia, non dimostra i suoi quasi dieci anni, grazie a un clima attuale, accantuato da un potente assolo di Finaz; ancora, il profumo afro riveste La mano di un vecchio con l'aiuto di Ange Nawasadio, Silvye Nawasadio, Honoré Kauadio.
Se Dieci nell'intenzione di Lariccia dovrebbe essere una festa, il progetto è completamente riuscito: ci aspettiamo un evento live che restituisca appieno l'atmosfera creata dal disco.