Roan Johnson

Commedia

Roan Johnson I primi della lista


2011 » RECENSIONE | Commedia | Storico
Con Claudio Santamaria, Francesco Turbanti, Paolo Cioni

08/11/2011 di Arianna Marsico
I primi della lista, presentato in occasione della Festa del Cinema a Roma, è un divertito e divertente spaccato dell’Italia tra gli anni ‘60 e ‘70, in bilico tra strategia della tensione, paranoia ed ideali.

La storia si basa su fatti realmente accaduti, e coinvolge Pino Masi (Claudio Santamaria), che ha collaborato con De Andrè ( la cui Quello che non ho è inclusa nella colonna sonora) ed è autore de La Ballata del Pinelli, e i due studenti Renzo Lulli (Francesco Turbanti) e Fabio Gismondi (Paolo Cioni).  

Nel 1970 nella Pisa ribelle l’aria è pesante: gli scontri tra i manifestanti e polizia sono sempre più frequenti ed in uno di questi un ragazzo, Ceccanti, viene colpito, rimanendo paralizzato alle gambe per i colpi ricevuti. Dopo aver ricevuto informazioni da Roma, Masi è convinto dell’imminenza del golpe militare, e convince Lulli e Gismondi a tentare di fuggire, perchè in quanto intellettuali, artisti e/o giovani dei collettivi sono i “primi della lista” in caso di repressione. La prima meta èla Jugoslavia, ma poi, spaventati dalle camionette dell’esercito dirette verso Roma incontrate per strada ( e completamente dimentichi che fosse 1 giugno, e quindi il giorno seguente nella Capitale avrebbe avuto luogo la parata perla Festa della Repubblica) optano per l’Austria... e lì ne vedranno delle belle, non vi guasto la sorpresa.

  Il ritmo narrativo è ben bilanciato tra commedia allo stato puro, esaltate dalle ottime interpretazioni sia dei protagonisti che dei personaggi minori ( come Daniela Morozzi, nei panni della mamma del Lulli) e amarezza. Come in Lavorare con lentezza (2004) di Guido Chiesa da un lato si prova nostalgia per quella voglia di cambiare il mondo e dall’altra tornano in mente momenti cupi della storia italiana ( alla tragedia della morte di Pinelli seguì la non meno tragica uccisione del Commissario Calabresi, strano caso di omicidio senza esecutori ma solo con mandanti). E alla luce della situazione attuale, delle manifestazioni pacifiche che diventano guerriglia, dei bocconi di rabbia amara che chi lavora o studia onestamente deve mandare giù, della drammatica incapacità di governi ed opposizioni di capire il paese reale, un bel po’ di materiale su cui pensare c’è.

Anche se Roan Johnson punta soprattutto a far sorridere della totale paranoica ingenuità dei nostri tre eroi ( o “tre coglioni” come li definisce il padre di Gismondi quando si viene a sapere del pasticcio in cui si sono ficcati), non manca di ricordarci nel dicembre del 1970 effettivamente ci fu il tentato golpe da parte di Borghese, come se in fondo il trio non si fosse sbagliato più di tanto.

 

Sulle note di Quello che non ho tra gli applausi di una sala che si è sbellicata dalle risate. Segue una breve esibizione live di Santamaria, Cioni e Turbanti in cui suonano La Ballata del Pinelli ed il brano di Faber.

  In sala sono presenti anche i veri Ceccanti, Gismondi e Lulli. Mi viene quasi voglia di chiedere ai due: “Ma chi ve l’ha fatto fare di mettervi nei casini, farvi sfottere da tutta Pisa?!”. Poi ho lasciato perdere, pensando che ognuno di loro, magari senza avere nemmeno tutti i torti, avrebbe potuto rispondermi: “Per conquistarmi il cielo per guadagnarmi il sole”.


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