
Kenny Neal Straight From The Heart
2022 - Ruf Record
Il senso di appartenenza ad un popolo, ad una comunità, ad una cultura è un alto valore e Kenny Neal con questo nuovo disco lo ha voluto evidenziare, è successo che per la prima volta ha registrato nella sua Baton Rouge, ha coinvolto una ventina di musicisti perlopiù autoctoni e ha dato ulteriore vitalità alla sua multiforme geografia stilistica con il contributo del missaggio di Boo Mitchell fatto ai Royal Studios di Memphis. E qui non possiamo sottacere al fatto che il suddetto tecnico del suono è anche lui un figlio d’arte, suo padre è stato una figura iconica della musica soul e r&b, Willie Mitchell, musicista, produttore, talent scout, fondatore dei suddetti studi di registrazione e della storica etichetta Hi Records. Al Green, Ann Peebles, O.V. Wright, Otis Clay, Syl Johnson, bastano questi nomi per capire dove è stata scritta una parte della storia della black music e non solo?
Veniamo al disco, sono undici i pezzi che lo compongono e il primo ha un titolo eloquente, Blues Keep Chasing Me (il blues continua a darmi la caccia) e Kenny Neal, seguito dalla sezione fiati, si fa “catturare” volentieri con un bel passo medio lento, per poi rendere omaggio a B.B. King con Mount Up On The Wings Of The King, con sempre i fiati, un accompagnamento vocale femminile e il giovane chitarrista ospite, Christone “Kingfish” Ingram. Da un Re ad un altro, da B.B. a Albert King, la rivisitazione di, I’ll Play The Blues For You,vive di un buon passo perché nessuno alza i toni, tutto è fluido e, pur essendo un classico, questa versione si fa riascoltare. Con, Louise Ana, è tempo di zydeco dall’andamento lento, c’è Rockin’ Dopsie Jr all’accordion con i suoi The Zydeco Twister, mentre Kenny Neal canta e suona l’armonica che poi sostituisce con la chitarra e, con lo stesso schieramento di cui sopra, dà ritmo a Bon Temps Rouler. Non poteva mancare il riferimento al dondolante blues di suo padre Raful e di Slim Harpo, riprende dunque l’armonica e con l’aggiunta dei fiati presenta, It’s Been So Long, per poi chiudere con la soul/blues ballad, Someone Somewhere e con il tipico ritmo sincopato di New Orleans, intitolato come la città.
Non vuole essere un disco di presuntuosa contemporaneità, è un atto d’amore verso le sue radici e vista la sincerità insita non è poco!