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Paolo Speranza C`eravamo tanto amati
Gremese, 2024, collana I migliori film della nostra vita, 136 pagine illustrate, 21 euro Saggi | Società | Cinema
25/02/2025 di Claudio Mariani
Ci sono film che non “bastano”. Quelle opere che non basta vedere una volta, anche tenendole gelosamente in un cantuccio della propria memoria. Che non basta “tenerle lì”, con la paura che la seconda o la terza volta non sia come la prima. Ci sono anche film che sono un “ripasso”, lungometraggi che sono un sunto, una sorta di bignamino della storia d’Italia. Non solo la Storia con la S maiuscola, ma anche la storia sociale, la storia del popolo e, per contro, la storia individuale.
Già…ci sono. Ma è possibile trovare tutte queste peculiarità in un solo film? Ecco, questo non è facile, ma sicuramente un candidato da podio è C’eravamo tanto amati, indiscusso film capolavoro di Ettore Scola. Un film che riesce a darci una visione di un trentennio delle vicende italiane, dalla lotta per la liberazione alla stagione - la metà degli anni Settanta - che precede l’escalation della violenza sociale. Un film che riesce a raccontarci il macro attraverso le vicende dei singoli, con una carrellata di personaggi che va oltre il trio indiscusso dei protagonisti, veri e propri archetipi del tipo-italiano: il cinico arrivista borghese, l’ingenuo e sognatore proletario e l’illuso intellettuale. Un film che ha una magia tutta sua, che per essere colta necessita di riprese periodiche, visioni ripetute ad anni di distanza, per cogliere tutte le sue infinite sfumature. E per certe opere, di cui si è scritto moltissimo, puoi correre il rischio di cascare nel gioco della tua presunzione, pensando “che senso ha leggere un volume dedicato a uno dei miei film preferiti, già so tutto?”. Ecco, se allora accetti la sfida, e ti approcci nella maniera giusta a C'eravamo tanto amati, il nuovo libro di Paolo Speranza, della collana I migliori film della nostra vita dell’editore Gremese, hai fatto la scelta giusta!
La sorpresa è totale: non solo il libro è più completo di quanto sia possibile immaginare nei suoi contenuti testuali, ma è anche ricco di apparati iconografici riferiti non solo all’opera stessa, ma anche a rimandi, riferimenti di altri film e non solo. Tante immagini, tante foto. Viene rievocato tutto quello che già si sapeva sul film, citando il citabile, con schede di approfondimento, curiosità infinite e ragionamenti critici di ottimo livello, ma la parte in cui si raggiunge il massimo è quella del racconto stesso del film che è talmente intelligente e competente, che ti sembra di affrontare ancora una volta la visione, ma avendo il tempo giusto per calibrare e assorbire alcuni aspetti; un nuovo modo di rivedere ciò che i tuoi occhi già conoscono.
Con questa opera si continua così a planare in circolo: la visione del film, seguita da altre, dopo questa lettura è ancora evocata. Non si finirà mai di apprezzare quest'opera, e al suo cinquantesimo anniversario, appena passato, non rimane altro che affiancare al dvd -immancabile vetusto oggetto nella biblioteca di ogni “malato di cinema italiano” che si rispetti - il volume di Speranza, e continuare a sognare, nel mondo di Scola o, magari attraverso occhi felici/tristi di Manfredi o, chissà, in quelli lacrimanti della Sandrelli.
Paolo Speranza (Avellino, 1962) insegna Materie letterarie e Latino nei licei ed è iscritto all’AIRSC (Associazione italiana per le ricerche di storia del cinema) e al SNCCI (Sindacato nazionale dei critici cinematografici). Dirige la rivista «Cinemasud» con l’omonima collana editoriale e collabora a «Cinecritica», a periodici nazionali e a riviste culturali italiane ed europee. Ha scritto numerosi libri e organizzato mostre e convegni di cultura cinematografica, storia contemporanea, letteratura meridionalista. Presso questa casa editrice sono in uscita le sue monografie su Riso amaro di De Santis e, in collaborazione con Marika Iannuzziello, su Il Vangelo secondo Matteo e La ricotta di Pasolini.