Roger Waters

Documentario

Roger Waters Roger Waters The Wall


2014 » RECENSIONE | Documentario | Musicale
Con Roger Waters

30/09/2015 di Laura Bianchi
Grigio è il cielo della campagna inglese, in cui un gentleman con Rolls Royce e Rolex si muove verso una meta ancora imprecisata.

Grigi sono i capelli del gentleman, che incorniciano il viso solcato dalle rughe, gli occhi che diventano fessure, nello sforzo di ricordare l'innominabile.

E grigio è il mare di Anzio, dove il padre del gentleman ha visto i suoi ultimi momenti di vita, nel lontano 1944.

Mentre beve un cheap white wine, il gentleman Roger Waters capisce che la sua vita è una casa vuota, il cui senso si deve riempire, prima della sua fine. Così, raccoglie i figli e li porta davanti alla tomba del nonno, morto quando il padre aveva due anni, nel corso della prima guerra mondiale, stupida guerra. Ma esiste una guerra che non sia stupida?

Così, il gentleman si incammina, con le ombre del suo passato, in un percorso a ritroso, verso Anzio, e più oltre, verso Cassino, dove, in un cimitero di guerra, riposa il padre, morto quando Roger aveva due anni. Come fece suo padre prima di lui.

Nel frattempo, o forse prima, ma forse anche dopo, il gentleman Roger anima un'immortale versione live della sua opera più visionaria, pietra miliare del rock militante, The Wall, che, spogliata di ogni orpello, viene restituita ad una bellezza sghemba, perturbante, diretta e sempre attuale, come tutti i classici: un apologo, anzi, forse L'Apologo contro i totalitarismi, la guerra e i muri che lasciamo costruire attorno a noi.

Un po' road movie, un po' live movie, un po' terapia psicanalitica, un po' racconto di sogni e visioni, Roger Waters. The Wall, girato in 4K e mixato in Dolby Atmos durante il tour di The Wall Live, il più grande tour mondiale mai intrapreso da un artista solista, è un film che suscita forti emozioni, che non lascia indifferenti. L'equilibrio sapiente di parti narrative e parti musicali rende perfettamente l'idea dei due registi, Sean Evans e lo stesso Waters, che a volte indulgono sulle reazioni del pubblico dei tre live acts ripresi nel film (Atene, Buenos Aires e Québec) per sottolineare la costante presa su ascoltatori molto giovani, quasi a consegnare a loro il messaggio contenuto in quel disco seminale, in un'ideale staffetta, in cui i perni sono la ribellione all'establishment ( a un certo punto appare la scritta sul muro: Mother should I trust the government?...NO FUCKING WAY! ) e il rispetto per la memoria del passato.

Non a caso, una delle sequenze più toccanti è proprio l'omaggio alla tomba del padre, alla fine del viaggio, a Cassino, le cui immagini si intrecciano con quelle della fase conclusiva del concerto, a significare la continuità della vita, l'energia che sprigiona dal ricordo, e insieme la coerenza integra di chi sta sempre dalla stessa parte. Non a caso, sui titoli di testa scorrono le foto dei caduti di tutte le guerre dell'ultimo secolo, dalla prima mondiale a Nassirya, a significare la ferma condanna di qualunque barbarie.

L'emozione di vedere (e ascoltare!) un concerto indimenticabile si affianca così alla riflessione, dalla cifra più intima, sul rapporto padre figlio, sul senso della vita indagato attraverso il senso della morte, sul valore delle tombe spoglie di ogni retorica, sull'insulso asservimento ai poteri di sempre, che cambiano nome, ma non la loro essenza di poteri "abietti", come lo stesso Waters dice, sulle paure che costruiscono muri.

La musica, quando è grande, riesce a fare anche questo.