Per una volta si può partire direttamente dalla storia, che è la cosa migliore di questo film. Siamo in un mondo post-nucleare, a soli vent’anni da noi, dove i sopravvissuti dal disastro vivono una vita da reclusi, iper-controllati, e dove l’unica loro speranza di cambiamento è quella di vincere un viaggio nell’ “isola”, ultimo avamposto rimasto sulla terra per un reinserimento della razza umana. Tutto a posto, fin quando al protagonista iniziano a venire dei dubbi...
Trama all’apparenza semplice, ma in realtà è un soggetto geniale, non tanto per l’idea del cloni (tali sono in realtà tutti i “sopravvissuti”), ma quanto per come si è riusciti a trattare l’argomento in maniera originale, visto che i cloni sono ormai i protagonisti principali di qualsiasi storia odierna di fantascienza, cinematografica e letteraria. Ottimo soggetto, sceneggiatura meno, che perde d’intensità da metà pellicola in poi, proprio quando il film cambia registro e diviene da interessante opera che può anche stimolare degli spunti morali e filosofici, a giocattolone che abitualmente usiamo definire “americanata”. E se nella prima parte il film assomiglia molto al superiore Gattaca, l’opera di Andrew Niccol del lontano 1997, poi diviene un miscuglio tra Minority Report e quintalate di altri film non necessariamente di sola fantascienza. In verità il regista Michael Bay, abituato ad altri generi tra il catastrofico e peggio ancora, voleva fare un film adrenalinico, tutto incentrato sulla fuga dei due protagonisti, i perfetti cloni “che-tutti-vorremmo-avere” Ewan McGregor e Scarlett Johansson (perchè avere dei cloni come loro vorrebbe dire...essere come loro!). Il regista ci è riuscito parzialmente perchè, anche se è vero che nella seconda parte ottiene ciò che vuole, esagerando oltremodo con esplosioni e incidenti spettacolari, nella prima parte il film è più statico, e, per noi, molto più interessante. Insomma, si può definire The Island un clone, metà Gattaca e metà Minority Report, e in queste due parti minore rispetto agli originali; comunque ne esce un film che, nel suo genere, si fa senza dubbio vedere ed apprezzare anche se, con un soggetto del genere, si poteva fare decisamente di meglio. Rimane comunque l’errore più grave: nonostante i precedenti illustri (2001 Odissea nello spazio in primis), non si può ambientare un film nel 2020 circa ipotizzando città volanti, microtecnologie robotiche intelligenti, ecc..., forse sarebbe meglio essere un po’ più lungimiranti...