
Johnnie To A Hero Never Dies
1998 » RECENSIONE | Azione
Con Leon Lai, Ching Wan Lau
17/04/2012 di Francesco Bove
Il primo titolo della collana è “A Hero Never Dies” di Johnnie To, corredato da una preziosa intervista a Marco Muller, presentato per la prima volta nel 1999 al Far East Film Festival vincendo l'Audience Award.
È un film che si potrebbe definire sinfonico, debitore dello spaghetti western italiano, ironico e beffardo. Un intenso melodramma, che deve molto a “The Killer” di John Woo, diviso in due parti, la prima, veloce e frenetica, dove vengono descritti i due protagonisti e la seconda, più tesa e dilaniante, che porta lo spettatore diritto al finale, melò e danzato.
La trama è semplice : due sicari, Martin e Jack, appartenenti a due bande rivali tra loro in guerra, si rispettano e cercano di non uccidersi mai durante gli inevitabili scontri tra le due fazioni fino all'inevitabile faccia a faccia finale. Riescono a sopravvivere ma diventano scomodi una volta cambiati gli equilibri di potere.
Tecnicamente eccelso, “A Hero Never Dies” vanta una magnifica fotografia – prendete in considerazione la scena notturna della sparatoria illuminata solo dai fanali delle auto – fatta di continui giochi di luce e ombra e una regia serrata, veloce, che mostra la sua grandezza nelle scene ricche di pathos (indimenticabile l'addio sulla collina tra Jack e la compagna o la sfida con la monetina e i bicchieri di vino al bar).
Johnnie To parla di destino, o destini che si incontrano, di sentimenti puri, di vendetta, come solo gli orientali sanno fare. La canzone “Sukiyaki”, che accompagna spesso il film, ha ispirato To nella scrittura e il regista ha cercato di riportare l'atmosfera del pezzo all'interno della sua pellicola.
È un film a modo suo romantico, nonostante sia eccessivo e debordante, pregno di fascino e fondamentale se si vuol cominciare un percorso che guarda verso Oriente.