Jean-pierre Jeunet

Commedia

Jean-pierre Jeunet IL FAVOLOSO MONDO DI AMéLIé


2001 » RECENSIONE | Commedia
Con Audrey Tautou, Mathieu Kassovitz, Rufus, Yolande Moreau

di Federica
Alla piccola Amélié Poulain piace: staccarsi la colla dalla pelle delle dita, mettersi le cigliege alle orecchie come fossero orecchini, ritagliare ometti di carta, giocare alla fotografa. Il padre è un ex dottore che le trova malattie inesistenti, la madre un ex maestra esaurita. Cresce sola, col padre, dopo che la madre muore nel più improbabile degli incidenti. Aspetta il momento di potersene andare, che arriva, verso i vent'anni. Va a vivere a Parigi, nel quartiere di Montmatre, trova lavoro in un cafè. Non ci sono uomini nella sua vita. Insomma, lei ci ha anche provato, ma non le è sembrata una gran cosa. Vive sola. Spia col binocolo il vecchio vicino che dipinge da trent'anni, una volta all'anno, "La colazione dei canottieri" di Renoir. Alla ventenne Amélié Poulain piace: far rimbalzare sassi su Canal Saint Martin, spaccare col cucchiaino la crosta della créme brulée e girarsi a guardare le facce della gente al buio di un cinema.
Il giorno della morte di lady Diana trova per caso una vecchia scatola dietro una mattonella del suo appartamento, che intuisce essere stata nascosta da un bambino anni prima, e decide così di ritrovarlo, il bambino, per rendergli la preziosa scatola. Decide che se riuscirà nel suo intento si dedicherà a far felici gli altri. E qui comincia il tutto.
Non voglio raccontare il resto della storia per non rovinarne la visione a qualcuno, poichè pur essendo semplicemente una commedia contiene un paio di sorprendenti piccoli misteri, gestiti in maniera amabile fino alla finale scoperta. Esempio: Come mai il nano da giardino del padre un giorno è sparito dal suo posto e ora invia regolarmente fotografie da ogni parte del mondo? Oppure: Chi è il misterioso uomo delle fototessere? Chi l'ha visto, il film, sa di cosa sto parlando. E chi non l'ha visto, il film, a mio parere s'è perso qualcosa.
"Le fabuleux destin d' Amélié Poulain", commedia francese (e tanto) del poliedrico Jeunet, é stato il caso cinematografico francese degli ultimi 2 anni. Noi non lo sappiamo, o meglio non ce ne rendiamo conto perchè non siamo stati invasi da una pubblicità esasperante come è successo a Parigi, dove le locandine del film con la faccia di Audrey Tautou che regge maliziosa un cucchiaino (quello per spaccare la creme brulee, appunto) erano sui muri di tutte le fermate della metropolitana e su qualsiasi pezzo di muro grande abbastanza. Va bene il patriottismo cinematografico, cosa di cui noi italiani non abbiamo mai neanche sentito parlare, ma forse la mania dei parigini per questo film fu dovuta anche al fatto che riconoscevano interamente i loro luoghi, e questo ai parigini piace. Fra l'altro oggi il cafè Le deux moulins del film e il verduraio sotto casa sua, entrambi un vero bar e un vero verduraio, fanno affari d'oro sotto l'onda del successo del film.
Invece qui il film è passato un po' in sordina; colpa forse dell'uscita in un periodo post-natalizio invaso dall'arrivo della mega produzione 'Il signore degli anelli', "Il favoloso mondo di Amélié" (questo è il titolo italiano che ci siamo meritati, chissà poi perchè non hanno mantenuto l'originale tradotto) se lo sono visto 'relativamente' in pochi, considerando quello che si aspettavano dopo il successo francese. E pure quelli, che ne avevano sentito parlare e ne erano un po' incuriositi, non ne sono usciti entusiasti, almeno a sentire la gente intorno a me. 'Troppo perfetto', 'Troppo a lieto fine', 'Buonista'. Hanno detto. Be', se è per questo lo hanno detto anche i francesi, addirittura intorno al film s'era creato un vero e proprio caso giornalistico e politico che divideva in maniera quasi ridicola i pro e i contro. Ma intanto, tra una cosa e l'altra, s'è beccato una bella nomination all'Oscar come miglior film straniero. Cosa che a noi, sfortunatamente, non è toccata.
Ora, io non credo sia un film buonista. E non riesco a trovare neanche una buona ragione per vederlo tale. La protagonista non è nè ricchissima nè bellissima, anzi , a veder le cose come stanno, è sola come un cane, lo è sempre stata, e non sembra essere neanche particolarmente felice. Il padre è una specie di depresso che vive nel ricordo della moglie morta. Le persone che Amelie conosce sono tutte dei falliti o delle persone comuni. Sì, è vero, Amelie fa del bene alla gente. Ma lo fa perchè ne ha voglia? No. Lo fa per cambiare la sua vita, perchè si rende conto di non avere nessuno vicino, e forse pure un po' per curiosità. E poi, dopo un po', ci prende gusto. Magari si sente un po' meno sola. Quello che accade è conseguenza di ciò, non di una bontà innata, come molti hanno voluto vedere, e se qualcuno si vuole attaccare al fatto che il film abbia un mielosissimo happy end, faccia pure. Io penso solo che la ruota gira, e che in questo caso abbia girato per Amelie. Ogni tanto succede.
Piuttosto a me questo sembra sembra un film buono. E non parlo dal punto di vista tecnico, ma da quello, come dire, sentimentale. Mi spiego meglio. Nella mia personale visione manicheistica relativa ai film, del resto tutta discutibile, ci sono film che fanno bene e altri che ne fanno meno (senza togliere niente ai secondi, chiaro). Al di là di qualunque criterio tecnico, mi sento di dire che questo è un film che fa bene vedere, che dà sensazioni positive, che fa sorridere amabilmente e che ti fa pensare, per un attimo, che se esistesse un ipotetico mondo perfetto vorresti che fosse più o meno così. Ora, a me questo genere di film, ogni tanto, piace. Mi piace uscire dal cinema col sorriso ebete sulla faccia, sì.
Uno sguardo di riguardo va a tutti i personaggi secondari, splendidi e caratterizzati, ognuno, come fossero protagonisti. Come il vicino pittore che si dice abbia le osse fragili come il vetro, o i personaggi del cafè, perfetta rappresentazione del classico mondo da bar, con i clienti fissi e tutti che si conoscono tra di loro e si raccontano la propria vita. Come il meschino verduraio o la portiera lasciata dal marito. Caricature riuscite nel loro non voler essere tristi a tutti i costi, cosa di cui avrebbero più di una ragione. La dolce metà di Amelie non è particolarmente espressivo, ma del resto non è neanche un vero e proprio attore, infatti altri non è Mathieu Kassovitz giovane regista francese ("I fiumi di porpora", tanto per citarne uno) che si dice non abbia ancora fatto del suo meglio. Il regista di Amelie, invece, è quel Jean-Pierre Jeunet di "Delicatessen" e anche quello, mi dispiace un po' dirlo, di "Alien 4". Che però ha scritto la sceneggiatura del film, e ci ha deliziato tutti con quella citazione tanto francese da "Jules et Jim" e ha plasmato con le sue mani la creatura Audrey Tautou, fino a oggi semi sconosciuta anche per i francesi, rendendola adorabile come un pasticcino. Si dice che per lo stress l'attrice sia andata a stare in India, o in Nepal, insomma, in qualche luogo lontano dalla Francia, dove la sua faccia è ora più popolare di quella di Napoleone. Boh. Speriamo solo che non si scopra che è la fidanzata del regista...