Passato praticamente inosservato nelle sale italiane, poco distribuito e per di più nel mese di agosto, questo film canadese del 2005, è un piccolo capolavoro. Il regista Jean Marc Vallèe, mettendo al centro della pellicola la figura di un padre magistralmente interpretato da Michel Côté, ha dipinto con disarmante delicatezza e semplicità la famiglia. Con i suoi pregi e i suoi difetti, ma soprattutto con il grande amore che, in questo caso, la unisce. Anche quando, nel suo infinito percorso a minacciarla sono la droga e un umanissimo terrore paterno per l’omosessualità, soprattutto se contestualizzata negli anni ’60 e 70.
Un figlio che adora il padre per i momenti semplici che riesce a condividere con lui; un padre che rifugge anche con durezza, ma sempre con amore, con una tenerezza di fondo che caratterizza il suo essere uomo, la diversità. Sincero ed onesto fino alle fine, anche quando dovrà arrendersi alla realtà. La tenerissima madre, solo apparentemente in secondo piano, cuce in silenzio ogni ferita, osserva e controlla ogni situazione, anche le bonarie ossessione del marito, come quella per la musica che accompagnerà i momenti più significativi di Gervais Beaulieu e della sua famiglia.
Un disco di Patsy Cline protagonista dall’inizio alla fine, il David Bowie di “Space Oddity” che “chiama” il giovane Zac ed “Emmenez-mo” di Charles Aznavour che accompagna il Natale come un panettone, rivelandosi poi il piccolo pegno da pagare a papà durante feste, matrimoni, gite.
E anche in queste piccole manie, sta la bellezza di un padre che in fondo non ha mai chiesto nulla e dato sempre tutto.
Insomma un ritratto coinvolgente e malinconico di una famiglia numerosa del Canada francofono. Si sorride e ci si emoziona per una storia credibile e mai banale, leggera e mai scontata. Anche nella straordinaria colonna sonora.